Capo Verde

Progetto:
Un Pediatra di famiglia per l’infanzia di Capo Verde

L’Associazione Pediatri di Famiglia per i Bambini del Mondo – CCWW ONLUS, costituita nel 2005, nasce dalla volontà di alcuni pediatri di famiglia, con precedenti esperienze di volontariato, di dare vita ad una organizzazione strutturata in grado di collaborare nella realizzazione di progetti in ambito assistenziale pediatrico del territorio, con altri paesi del mondo.
Vale la pena ricordare come la pediatria del territorio, rappresentata dalla Fimp (Federazione Italiana Medici Pediatri) si sia sviluppata in Italia dai primi anni ’60 ed abbia portato un decisivo miglioramento della salute del bambino attraverso programmi di tipo preventivo-sociale, diventando un fiore all’occhiello della Sanità Italiana e modello per la Sanità mondiale.
L’intervento dell’Associazione si prefigge la attuazione di un controllo sanitario preventivo alla popolazione infantile di San Vicente, di età tra i 2 e i 14 anni, in particolare tra gli 1 e i 6 anni, in quanto in questo gruppo di età i servizi sanitari territoriali di Capo Verde non riescono a offrire una copertura ottimale.
L’obiettivo è valutare la situazione esistente, intercettando eventuali patologie in fase sub-clinica (prevenzione secondaria) in modo da rendere possibile alle autorità sanitarie di Capo Verde la programmazione di successivi interventi di prevenzione primaria che potranno essere realizzati dai pediatri di famiglia in collaborazione con gli operatori e le strutture sanitarie ospedaliere Capoverdiane; contemporaneamente si ritiene importante costituire un registro epidemiologico con l’utilizzo di un data base di semplice fruizione per monitorare la prevalenza delle patologie infantili.
E’ essenziale un intervento percorso formativo del personale medico, infermieristico e dei tecnici sanitari di Capo Verde perché l’attività di prevenzione pediatrica possa continuare nel tempo anche senza la presenza continua dei pediatri Italiani.

Il Progetto si svilupperà finalizzato a con un intervento che possa poi essere continuativo e sostenibile nel tempo dal personale sanitario capoverdiano, con l’eventuale supervisione da parte dei pediatri italiani.

Obiettivi
Migliorare la qualità della presa in carico e delle cure del neonato, bambino e adolescente.

Attività previste
– Visite di controllo ai bambini di età tra i 2 – 3 4 a negli asili e , se possibile a 13 – 14 anni nelle scuole
– Visite di controllo ai bambini di età tra i 2-3 4 anni, che non frequentano gli asili ( contattati dal PMI ) in sede da stabilire

Interventi da realizzare
– Anamnesi
– Esame obiettivo, Peso ,Altezza, CC
– Sviluppo neuromotorio
– Valutazione sensoriale (vista, udito, linguaggio):
• Riflesso Rosso e Retinico
• Cover Test e Lang Test
• Tavola Ottotipica ( HOTV ) ( dai 4 anni ) • Valutazione del linguaggio con breve questionario per i genitori e tabella con indicazioni per l’ osservazione delle competenze del bambino
Valutazione della Patologia della pelle, Patologia del cavo oralee si situazioni di malnutrizione e anemia ferropriva
– Uso di Cartella clinica informatizzata per la raccolta dati (gia’ sviluppata dalla Associazione) per la costruzione di un registro epidemiologico.
– Incontri didattico-formativi con personale medico e infermieristico per la messa a punto di protocolli di educazione sanitaria per personale insegnante e genitori e di interventi preventivi sulla popolazione infantile.

Modalità Organizzative
1-2 Pediatri Italiani con turni di 15 gg per un periodo di 1-2 anni
Locali di visita in sedi stabilite dalla Delegazione di Salute
Organizzazione delle visite stabilite dalla Delegazione di Salute
Supporto infermieristico Capo Verdiano
Riconoscimento della attività professionale da parte delle Delegazione di Salute e del Ministero della Salute di Capo Verde
Fornitura di mezzi di trasporto da parte della Delegazione di Salute
Personale di supporto per traduzione con la collaborazione della Associazione Friuli per Capoverde
Viaggio, vitto e alloggio e materiali d’uso ambulatoriale a carico della Associazione dei Pediatri di Famiglia Italiani

Risultati
Da gennaio a novembre 2007 sono stati visitati oltre 2000 bambini di 3 – 4 anni da circa 35 Pediatri di Famiglia e completati 2 Corsi di Formazione a 10 infermiere .
Sono stati eseguiti l’esame obiettivo con misurazione di peso e altezza , la visita generale e gli screening della vista e del linguaggio e per i 1339 bambini del 2003 e’ in corso una valutazione con l’autorefrattometro in collaborazione con CBM Italia, che servira’ anche come controllo di qualità dei test della vista eseguiti dai pediatri.
Tutti i dati sono stati registrati nella cartella clinica informatica.

L’Ordine dei Medici di Padova ha assegnato alla Associazione la Targa d’argento Augusto Colle per “ il patrimonio di cultura e professionalità profusi ai fine del miglioramento della salute del bambino.”
L’Ordine dei Medici di Torino ha assegnato alla associazione una Targa d’argento come riconoscimento della attività di volontariato e cooperazione internazionale e per aver saputo privilegiare la formazione del personale in loco.

Stefano del Torso, Pediatra di Famiglia, Presidente CCWW ONLUS , Padova

Padova, Dicembre 2007

Madagascar

(A queste iniziative partecipano a titolo personale singoli soci della nostra associazione in collaborazione con altre Ong o Onlus)

Informazioni generali

Il Madagascar è situato nell’oceano Indiano a quasi 10.000 Km dall’Italia. Le coste africane sono a circa 400 Km a ovest separate dal canale di Mozambico.E’ la quarta più grande isola del mondo. Ospita il 5% delle specie animali e vegetali del mondo, l’80% delle quali si trovano solo in Madagascar. Fra gli esempi più noti di questa eccezionale biodiversità ci sono la famiglia dei lemuri, tre famiglie endemiche di uccelli, le numerose specie di camaleonti e i tipici baobab. L’aggettivo associato al Madagascar (usato per indicarne la lingua nativa, le etnie e la cittadinanza) è malgascio.

Il malgascio è le prima lingua del Madagascar, ma la popolazione parla correntemente anche il francese (a causa del passato coloniale dell’isola).

La superficie è di 587.000 Km quadrati (circa due volte l’Italia) con una densità di popolazione di 28 abitanti per Km quadrato (Italia 197). Valuta: la moneta corrente è l’Ariary : 5000 Ariary sono all’incirca 2 Euro. Si mangia con 7-10000 ariary… 20.000 con aragosta.

Popolazione: in Madagascar si distinguono diciotto gruppi etnici principali, prevalentemente di origine mista asiatica e africana, con elementi arabi ed europei.
Solo una minoranza, collocata principalmente sugli altopiani, ha tratti somatici e culturali spiccatamente asiatici. Ricerche recenti suggeriscono che l’isola sia stata inizialmente colonizzata da popolazioni di provenienza malese, giunti fra 2000 e 1500 anni fa. Studi sul DNA delle popolazioni malgasce mostrano origini per metà circa malesi e per metà africane, con alcune influenze arabe, indiane ed europee soprattutto sulle coste.

Religione: circa metà della popolazione malgascia è dedita a culti tradizionali locali, che tendono a essere centrati attorno all’idea del legame con i defunti. Soprattutto i Merina degli altopiani seguono rigorosamente i loro riti tradizionali.

Ritengono che gli antenati defunti divengano divinità e seguano con attenzione le vicende dei loro discendenti ancora in vita. Sia i Merina che i Betsileo hanno una pratica di “risepoltura” detta famadihana, in cui i resti dei defunti vengono tolti dalle tombe, avvolti in nuovi sudari, e poi riposti nei loro sepolcri dopo un certo periodo di festeggiamenti cerimoniali.
Il 45% dei malgasci sono invece cristiani, suddivisi circa in parti uguali fra cattolici e protestanti.

In molti casi, il cristianesimo malgascio mantiene alcuni tratti derivanti dalle credenze tradizionali, come quelli relativi al culto dei morti. Non raramente un ministro di culto cristiano viene invitato a presidere una famadihana.

La Chiesa Cattolica, che basa la propria attività missionaria sul concetto dell’inculturazione, non respinge queste pratiche; i pastori protestanti sono in generale più inclini a condannarle come superstizione o addirittura adorazione dei demoni.
Sulle regioni costiere è presente una minoranza di musulmani, appartenenti a etnie indo-pakistane o originarie delle Comore.

Clima: come dice Padre Emilio Cento, Gesuita che vive lì da 50 anni ci sono due periodi:
la stagione delle piogge e la stagione in cui piove; ufficialmente esistono due stagioni (ricordo che siamo sul tropico del Capricorno):
la stagione secca, da aprile ad ottobre, e la stagione delle piogge, da novembre a marzo.
Il periodo ideale per stare dappertutto è tra settembre e ottobre e tra aprile e giugno.

L’ospedale

E’ stato costruito qualche anno fa ed è tuttora in fase di aggiustamento.

La struttura è così composta: casette di paglia per il personale paramedico laico, casette in muratura per i medici volontari (9 posti) e per i due medici malgasci stanziali (tuttofare, non chirurghi), casa suore (7-8 suore più qualche novizia), blocco laboratorio, blocco ambulatori, sala operatoria, reparto medicina e chirurgia, maternità e pediatria (in totale possono stare dai 50 agli 80 pazienti), sala radiologica, magazzino farmaci e materiale ( ben fornito), chiesa.
Buona parte della struttura è supportata dall’ospedale di Aosta che ha investito capitali, mezzi e uomini.

Le necessità sono certamente chirurgiche, anche perché non esiste un chirurgo nel raggio di 600 km (attività che fornisce molta visibilità) ma non solo: molti sono i casi medici, sia adulti che pediatrici, oltre che il supporto post operatorio.
Esiste nei limiti della programmazione una turnazione del personale medico ma spesso ci sono periodi in cui non è presente nessun europeo.

L’assistenza di base è fornita da due medici malgasci e da Suor Lea, che ha formato alcuni ragazzi locali. Altre quattro-cinque suore si alternano tra i vari compiti di assistenza, diagnostica e cucina.

Intervento

L’organizzazione dell’intervento è fatta da Anemon Onlus in accordo con le suore dell’Ospedale.

Il gruppo dovrebbe essere così composto: uno o due pediatri (almeno uno con competenze di sala parto…suor Lea è un buon aiuto), un ginecologo e due chirurghi generali o un chirurgo ed una strumentista. Possono essere di aiuto dermatologi ed oculisti. Il gruppo ideale non è superiore alle 6 unità, per motivi logistici. Il grosso del lavoro andrebbe fatto in giro nei villaggi sia per risolvere ciò che è risolvibile e sia per drenare patologie chirurgiche e non, da inviare all’ospedale e per cominciare anche qui a creare un controllo dei contatti, meglio se informatico, anche molto semplice.

Costa D’Avorio

(A queste iniziative partecipano a titolo personale singoli soci della nostra associazione in collaborazione con altre Ong o Onlus)

AYAMÈ – COSTA D’AVORIO di Leo Venturelli

Ho passato il periodo delle ferie natalizie 2008 a visitar bambini nella località di Ayamé con la scusa di andare a trovare mia figlia che sta svolgendo uno stage di 6 mesi come medico specializzando in Infettivologia, nell’ambito di un accordo di cooperazione tra l’Università di Pavia e l’Agenzia 1 di Pavia per Ayamé, una ONLUS che da circa 15 anni si impegna nel fornire assistenza, formazione, risorse umane a questo paese del sud est della Costa d’Avorio, circondato da lagune, fiumi, ma anche pieno di zanzare e quindi ammalato cronicamente di malaria.

Il paese si trova vicino al confine col Ghana: ha una popolazione di circa 10000 abitanti, concentrata nell’agglomerato urbano, e di altri 20-25000 per la maggioranza dispersi nella foresta intorno, specie verso nord.

Nel paese si trova un ospedale generale pubblico cresciuto con i fondi della cooperazione italiana.

È costituito da 4 reparti: Medicina, Chirurgia, Ostetricia, Pediatria con un totale di 100 posti letto. C’è un servizio di radiologia minimale e il laboratorio analisi che esegue esami di base e la ricerca microscopica parassitaria. L’ospedale è a cogestione tra Ministero della Sanità ivoriano e l’Onlus italiana (Agenzia 1 di Pavia per Ayamè: www.puntoapunto.org); collegata alla pediatria e all’ostetricia c’è la pouponnière (l’orfanotrofio), a completa gestione italiana per quanto riguarda i fondi e la direzione sanitaria, garantita da Emy, infermiera professionale pediatrica da 20 anni in terra d’Africa.

Nell’ospedale le cure mediche, il ricovero, le indagini sono tutte prestazioni a pagamento, come succede in tutta la Costa d’Avorio. Se il paziente malato non ha soldi, non viene neppure all’ospedale, oppure ci arriva e inizia il calvario del raccogliere somme di danaro in “corso di cure” per poterle proseguire.

I servizi svolti dal PMI (Protezione Materno Infantile) sono invece gratuiti, come l’ambulatorio per le persone affette da HIV, con la somministrazione gratuita dei farmaci antiretrovirali, in quanto sostenuti dall’OMS e da varie ONG (vi partecipa anche l’Agenzia di Pavia).

La mia missione si è concentrata sull’orfanotrofio e sulle visite sistematiche di tutti i suoi ospiti: 50 bambini di età variabile da pochi giorni di vita (uno di questi è nato e portato nella struttura proprio durante i primi giorni del mio soggiorno: la madre è deceduta subito dopo il parto per emorragia) fino a 3 anni compiuti.

La pouponnière è una struttura funzionante dal 2001, i bambini provengono da famiglie in gravi difficoltà e una assistente sociale ne seleziona l’accesso.
I piccoli ospiti, prevalentemente di etnia ivoriana, ma anche figli di profughi del Burkina, provengono per il 57% da famiglie residenti nei centri abitati del territorio intorno, per il 43% dai villaggi dispersi nella boscaglia, chiamati Campement: lì non esiste corrente elettrica; l’acqua è assicurata dalla presenza di pozzi; non esistono servizi igienici: la foresta basta e avanza.

Le capanne sono costruite con legno e fango pressato. I tetti sono di paglia. La viabilità è assicurata da strade di terra battuta; nel periodo delle piogge i problemi di viabilità aumentano per il carattere argilloso del terreno, che impedisce l’assorbimento dell’acqua piovana.

I mezzi di trasporto sono occasionali e legati a taxi privati che svolgono il servizio nei tratti di strada battuta più agevoli e percorribili; dai nuclei delle abitazioni dei villaggi alle strade transitabili il percorso è in genere a piedi.

I padri dei bambini, come la maggioranza della popolazione maschile, trova lavoro nelle piantagioni di palme da olio, di caffè, di cacao, di cui la zona è piena: lo stato economico delle popolazioni immigrate è in genere più basso degli abitanti locali, di etnia Agni.

Non esiste una anagrafe efficiente e spesso le persone disperse nei villaggi in foresta non sono registrate, quindi non si hanno a disposizione dati sicuri sull’entità della popolazione, sul numero di figli, etc…

Il 47% dei bambini della pouponnière è nato a domicilio, il 37% presso i Centri di salute (PMI), solo il 16% nasce in ospedale.
Il ricorso ai PMI da parte della popolazione è limitato principalmente per la scarsa cultura sanitaria, per la presenza di gruppi di popolazione immigrata dagli stati vicini (Ghana, Burckina, Mali), per la reale difficoltà ad affrontare viaggi e spostamenti per semplici controlli in gravidanza o per il parto, ritenuti situazioni fisiologiche.

Circa la metà dei bambini che arrivano all’orfanotrofio ha problemi di prematurità e immaturità; del resto ben il 35% della mortalità infantile sotto i 5 anni dipende da problemi peri- neonatologici.

I figli di madri HIV positive sono più rari per la riduzione drastica dell’AIDS negli ultimi 5 anni da quando sono possibili le cure con farmaci anti-retrovirali, gratuiti.

Lo stato nutrizionale e le malattie presenti nei bambini della pouponnière rispecchiano in pieno la situazione sanitaria dei bambini della zona, anche se nel nido le cure e l’attenzione ai problemi sanitari non mancano.

La malaria è la patologia più diffusa: praticamente tutti i bambini ne sono ciclicamente affetti, anche se esistono zanzariere alle finestre.

La forma più diffusa è quella dovuta al plasmodio falciparum: le terapie sono consolidate e si giovano di associazioni di sali chinino e di artemisina, farmaco usato nelle forme resistenti.

L’anemia correlata agli attacchi malarici e alla malnutrizione è mantenuta sotto controllo dalla dispensazione continua e regolare di prodotti contenenti ferro ai piccoli ospiti, controllati anche periodicamente tramite esami ematici (emoglobina).

Le visite: i bambini sono stati da me sottoposti a visita pediatrica; il controllo del peso è stato effettuato dal personale nella stessa giornata, prima della consultazione; per l’anamnesi e l’esposizione dei problemi era presente le direttrice italiana e/o la caposala ivoriana.

I parametri auxologici dei bambini sono stati raccolti sulle curve di crescita dei carnet de santé (libretti sanitari della madre e del bambino); la maggioranza dei bambini si attesta intorno tra il 3° e il 10° centile.

Molti bambini sono stati riscontrati affetti da infezioni cutanee: impetigine nel 20%, micosi genitali nel 12%, scabbia nel 4%. Per quanto concerne l’apparato respiratorio un 19% dei bambini visitati presentava forme di bronchite asmatica di verosimile origine infettiva.

I bambini della pouponnière hanno uno sviluppo psicomotorio mediamente inferiore di quello atteso per l’età cronologica.

Il varismo è più evidente nei piccoli e persiste spesso oltre il limite fisiologico, almeno per i nostri parametri. Molti dei piccoli ospiti sono risultati avere deficit delle funzioni linguistiche, sensoriali e comportamentali in senso lato, legato alla condizione di deficit affettivo diretto (mancanza di figure parentali univoche), tipico di tutte le strutture di accoglienza per l’infanzia abbandonata e alla scarsa attenzione a questi problemi in un contesto dove la priorità viene data alla nutrizione e alle patologie infettive.

Qualche cenno all’aspetto alimentare: presso la pouponniere l’alimentazione è esclusivamente lattea per i primi 5 mesi, anche più nel caso di bambini prematuri o di peso basso.

Poi si introducono le farine lattee e poi le prime pappe, secondo schemi comunemente accettati. L’olio di aggiunta alla pappa è quello di palma, il più usato anche dalla popolazione locale (reperimento in loco per la presenza di industrie e piantagioni). Non si usano omogeneizzati di carne o pesce, ma si utilizzano carne (pollo) e pesce (di lago locale) frullati Dopo l’anno l’alimentazione si arricchisce di prodotti locali quali il riso, la manioca, il foutou (impasto di banana e manioca miscelati), il foufu (banana e igname , farina di tubero simile alla manioca).

L’esperienza vissuta presso il nido/orfanotrofio di Ayamé ha permesso di notare un elevato standard assistenziale e sanitario, specie se raffrontato ai disagi e alle situazioni dei villaggi e degli ambienti di provenienza dei bambini (scarso controllo degli attacchi di malaria, difficoltà nelle cure per il pagamento a carico totale delle famiglie delle medicine e delle indagini). Anche sotto il profilo alimentare si è riscontrato un controllo igienico degli alimenti di buon livello e una alimentazione in linea con le tradizioni e la cultura locale, corretta, completa, adeguata, come spesso non accade nelle famiglie di origine. Gli aspetti riscontrati insufficienti sono relativi a una scarsa igiene della cute, facilmente e periodicamente sottoposta a micosi, scabbia, impetigine e a una carenza di stimoli neuro sensoriali mirati all’acquisizione di linguaggio, di sensorialità, di abilità fonetiche competenti per l’età.

Alcune proposte per il prossimo futuro: – Incentivare interventi sulle abilità neuro-sensoriali dei bambini, predisponendo attività formative dedicate al personale di assistenza; si è anche pensato di realizzare un poster sullo sviluppo relazionale, psichico, motorio del bambino, che possa servire al personale come pro-memoria sul controllo dei bimbi.

– Monitorare l’andamento delle infezioni cutanee con una più accurata azione di igiene individuale dei bambini (pannolini più adeguati)

– Eseguire visite periodiche dei bambini da parte del personale sanitario infermieristico del nido, monitorando peso, altezza, sviluppo generale neuro motorio, visivo e uditivo: per questo potrebbe essere utile un programma software ad hoc (cartella clinica) e il relativo intervento formativo in loco per il personale del nido.